Feeds:
Articoli
Commenti

Posts Tagged ‘Etica naturalistica’

Una quindicina di anni fa, poco più che ragazzino, grazie a mio padre – al quale rompevo le scatole da anni per convincerlo a portarmici – potei finalmente visitare l’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino dell’Aprica, struttura ingegnosamente ideata dal dottor Bernardo Pedroni per avvicinare il grande pubblico alla fauna alpina in un ambiente controllato ma il più possibile simile a quello selvatico. Una sorta di parco-safari alpino, ma con l’intelligente aggiunta di una robusta didattica naturalistica.
Il piatto forte della struttura, per lo meno dal mio parzialissimo punto di vista, era una “area faunistica” – un eufemismo per indicare una vasta voliera che simula una porzione di ambiente naturale – che ospita quello che era il catalizzatore del mio interesse: una coppia di Galli cedroni allevata in cattività a scopo di studio, didattico ed eventualmente di ripopolamento (per la serie: prendere due galli con una fava).
Il dottor Pedroni si dimostrò un divulgatore competente e gentilissimo, invitandoci ad un tour personalizzato di tutta l’area in un giorno di chiusura alle visite guidate regolari, permettendomi così di godermi più di tutto la permanenza presso l’enorme voliera dei cedroni, dove il maschio, fin troppo desideroso di difendere il territorio dagli intrusi bipedi, fece gli onori di casa soffiandoci contro e arrivando fino alla rete per intimidirci meglio.

matcedr1.png

Il gallo cedrone dell’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino.
Dai, a tredici anni e con una macchina fotografica analogica, come si poteva pretendere che un soggetto in movimento non mi venisse mosso…

In natura, il gallo cedrone non è così abituato alla presenza di esseri umani nel suo ambiente, e di conseguenza si dimostra molto più schivo ed attento ad evitare l’uomo, anche nel periodo degli amori, quando le parate di corteggiamento dei maschi – che competono per le femmine con canti, balletti e talvolta vere e proprie azzuffate – li rendono un po’ meno attenti ai pericoli. Nonostante tutto l’ardire tipico della situazione, un gallo in parata si insospettisce e si dà alla fuga appena avverte il minimo scricchiolìo o movimento sospetto; innamorato sì, ma completamente fesso a causa di quello no (…dovremmo tutti imparare dal gallo cedrone…).

Ma siccome in natura le generalizzazioni hanno sempre le loro eccezioni, ecco che talvolta la storia è un po’ diversa, e può capitare di imbattersi in galli “matti”, cioè in esemplari che, presi dalla fregola, gettano alle ortiche la sensatissima paura dell’uomo arrivando ad attaccarlo anziché rifuggirlo.
Già il Brehm, nell’immortale “Tierleben“, dava notizia di un gallo cedrone che “eccitava l’attenzione universale collocandosi presso una via frequentata e tenendovi un contegno con il quale pareva provocare tutti i passeggeri; lungi dal fuggirli, egli li accostava, li inseguiva, li beccava, scuoteva fortemente le ali ed era pressoché impossibile allontanarlo” [1].
La gamma di comportamenti anomali sciorinati da questi individui “matti” spazia dalla semplice eccessiva confidenza verso l’uomo [video] fino ad autentiche aggressioni con beccate e colpi d’ala [video, video, video, video] e addirittura a veri e propri tentativi di accoppiamento con la testa del malcapitato bipede [video, reportage fotografico]. Generalmente però, come potete facilmente constatare dai video linkati, al contatto fisico si arriva solamente quando il bipede coinvolto è carente di buon senso e, vuoi per amore della scienza vuoi per fare il figo, si avvicina eccessivamente.

La spiegazione di questi comportamenti anomali, o aberranti, è stata ricercata dapprima negli squilibri ormonali: è stato infatti dimostrato che il livello di testosterone nei maschi “matti” è di varie volte (fino a 5) superiore rispetto a quello misurato nei maschi normali [2]. Questo eccesso di testosterone potrebbe essere ereditario, oppure svilupparsi perché l’attività non riesce a “scaricare” completamente l’animale (overflow activity) o a causa di ripetuti e frequenti contatti con l’uomo; gli autori della ricerca [2] ritengono improbabili le ultime due ipotesi e più verosimile la prima.
Ma le cose non sono così semplici. Esistono anche delle femmine “matte”, che però non aggrediscono l’uomo, ma si limitano ad avvicinarglisi e a porsi in posizione di copula. Considerando che la reazione dei maschi all’incontro con l’uomo è quella di sfida, appare chiaro che i “matti” di entrambi i sessi si comportano nei confronti dell’uomo esattamente come si comporterebbero se stessero avendo a che fare con un conspecifico maschio. Entra quindi in gioco un’ulteriore considerazione che potrebbe essere una concausa del comportamento aberrante, indipendente dall’eccesso di testosterone: un errato imprinting sessuale. I pulcini di gallo cedrone vengono allevati solamente dalla madre, e hanno quindi generalmente un corretto imprinting nel riconoscere la femmina; ma questo non è così scontato per quanto riguarda il maschio, che viene riconosciuto istintivamente. Se c’è qualche falla in questo riconoscimento istintivo, ecco che da adulti questi galli e galline possono presentare le aberrazioni comportamentali delle quali stiamo disquisendo.
Le cose si complicano ulteriormente perché un’indisponibilità di maschi adulti, generalmente manifesta in aree dove la specie è in rarefazione e ha quindi delle densità di popolazione molto basse, dovrebbe ovviamente rendere ancora più difficile questo imprinting sessuale: se non incontro mai maschi adulti della mia specie, come posso riconoscerli correttamente? Finisce che li confondo con altro.
E se pensiamo che il gallo cedrone è in forte rarefazione in buona parte dell’Europa, a causa di diversi fattori tra i quali la perdita e/o la frammentazione dell’habitat, ci appare chiaro come questo fenomeno abbia buone probabilità di diventare ancora più comune. Una sovrabbondanza di galli “matti” è quindi verosimilmente anche un indicatore di rarefazione della specie.

matcedr2.png

In ogni caso, questi episodi sono più frequentemente registrati nelle zone dove la specie è presente con buona consistenza e più rari dove il cedrone è una rara avis; la maggior parte dei video in rete che mostrano dei hullumetso [3] sono stati realizzati in Scandinavia, terra notoriamente ricca di Tetraonidi. Ciononostante, anche nella cronaca italiana degli ultimi anni si sono affacciati diversi casi di galli “matti” che hanno monopolizzato, loro malgrado, l’attenzione dei frequentatori della montagna, soprattutto di quelli che non tengono il fucile sotto naftalina nei periodi di caccia vietata [4]. Ricordo in particolare quello della Valle Aurina (2002) [qui], quello del Parco della Lessinia (2009-2011) [qui, qui] e, nella zona delle Pale di San Martino, appena l’inverno scorso, “Willy” [qui, qui, qui]; mentre sui Pirenei, nel 2008, faceva parlare di sè “Mansin” [qui, qui], praticamente adottato dalla popolazione del posto ma finito poi tristemente tra le fauci di un cane [qui].

Con un’ironia che generalmente non si ritrova negli aridi comunicati scientifici pubblicati sulle riviste specializzate, Milonoff et al. [2] facevano notare che “in precedenza, i Galli Cedroni matti avevano più probabilità rispetto ad oggi di finire in pentola e, quindi, di non venire segnalati“. E tra quell’articolo ed oggi, nell’era della tecnologia, è vertiginosamente aumentata la possibilità per stranezze come questa di venire facilmente catturate dalla fotocamera di un cellulare o di un fotoamatore e fare il giro del mondo sulle ali di internet in men che non si dica, come dimostrano i video di cui sopra; pertanto, la casistica a disposizione anche dei non esperti è in un certo modo lievitata negli ultimi anni, passando da una chicca per ornitologi da segnalare su qualche bollettino naturalistico, ad una vera e propria manciata di minuti di intrattenimento (tanto per fare un esempio popolare, un video che aveva per protagonista un cedrone “matto” è stato passato più volte, nel corso degli anni, nelle repliche di Paperissima). Quindi è possibile che anche in passato ci fossero tutti questi galli un po’ troppo su di giri, ma che pochi ne avessero cognizione. Chissà.

Peccato però che, in conseguenza di questa maggiore diffusione, troppi “non addetti ai lavori” si convincano che tutti i cedroni siano “cattivissimi” (come ebbi modo di sentir dire da una visitatrice del famoso Osservatorio per niente esperta delle abitudini dei Tetraonidi) e che aggrediscano i passanti d’abitudine, e quella che è una aneddotica eccezione viene ritenuta la consuetudine.

Meglio evitare di scadere commentando l’inopportunità di certi scriteriati che preferiscono restare a rompere le scatole a un cedrone infuriato facendosi prendere a beccate anziché alzare i tacchi e tornare da dove se ne sono venuti (vedi i soliti video di cui sopra). Anche Sir Attenborough si è beccato la sua dose di cedrone in picco ormonale, ma c’è un po’ di differenza tra chi sa cos’è e come si comporta e chi invece ci si imbatte ignorando come comportarcisi. Perché poi ovviamente non mancano i deficienti (quelli, chissà perché, non mancano mai) che anziché fare dietro-front, o al massimo restare a prendersi qualche colpo d’ala nel fare un video col cellulare, preferiscono accoppare a randellate i gallinacci rei di turbare la pubblica quiete. Chi se ne importa se è una specie protetta e gravemente minacciata, mi ha dato una beccata e quindi gli spappolo il cranio a bastonate. Questo, naturalmente, accade qui in Italia e non in Scandinavia o sulle Alpi germanofone, dove la gente ha un pochino più di rispetto per la natura in generale (là però c’è la caccia al canto [5], ma è un altro paio di maniche).
Se un escursionista deficiente accoppa un gallo cedrone per una beccata, noi che proviamo ad occuparci di conservazione e sensibilizzazione del grande pubblico come pensiamo di poter convincere la gente a non schiacciare la testa ai serpenti, o a non prendersela con gli orsi quando fanno gli orsi, o a non aver paura dei lupi solo sulla base dell’autorevolissima opinione dei fratelli Grimm in materia?

Tanta gente dovrebbe riflettere un po’ meglio sul ruolo dell’uomo nella natura. Perché il punto è che la “follia silvestre” del titolo non è quella di un gallo cedrone con troppo testosterone in circolo che prende a beccate i passanti, ma quella di chi frequenta i boschi e la montagna con l’ignoranza e l’arroganza di credersi il padrone di tutto.


*** Note ***

[1] Il passo è citato come riportato da: Ladini F., 1987, Il gallo cedrone, Tassotti Editore, Bassano del Grappa, 94 pp.
Un altro passo a tema tratto direttamente dal Tierleben, che potete trovare integralmente qui, recita testualmente: “Die ungewöhnliche Aufregung, in der sich der Vogel während der Balz befindet, läßt es einigermaßen erklärlich erscheinen, daß er zuweilen die unglaublichsten Tollheiten begeht. So berichtet Wildungen von einem Auerhahn, der sich plötzlich auf sägende Holzmacher stürzte, sie mit den Flügeln schlug, nach ihnen biß und sich kaum vertreiben ließ. Ein anderer flog, nach Angabe desselben Schriftstellers, sogar auf das Feld heraus, stellte sich den Pferden eines Ackersmannes in den Weg und machte diese scheu; ein dritter nahm jedermann an, der sich seinem Standort näherte, versuchte sogar mit den Pferden der Forstleute anzubinden“. Se volete provate a tradurlo voi, io non so bene il tedesco e il translator online mi ha trollato spudoratamente.

[2] Milonoff M., Hissa R. & Silverin B., 1992, The abnormal conduct of Capercaillie Tetrao urogallus, Hormones and Behavior 26: 556-567.
Frase originale tradotta nell’articolo: “previously, deviant Capercaillies were more likely than today to end up in a casserole and, thus, to go unreported“.

Ulteriore bibliografia scientifica sui galli “matti”:

Hoglund N.H. & Porkert J., 1992, Possible causes for abnormal behaviour in Capercaillie Tetrao urogallus L., Zeitschrift für Jagdwissenschaft 38 (3): 165-170.

Menoni E., Clemente M., Chasseriaud G., Camou L. & Berducou C., 2011, Ensignements écologiques et éthologiques tirés du comportement anormal d’un Grand Tétras Tetrao urogallus en Vallée d’Aspe (Pyrénées Atlantiques), Alauda 79 (3): 199-206.

[3] Letteralmente “Gallo Cedrone pazzo” in finlandese.

[4] Non perdo nemmeno tempo a puntualizzare nei dovuti modi che l’uccisione del Gallo Cedrone, specie rarissima in Italia e protetta da una manciata di direttive e leggi diverse, in Italia è vietata anche nel periodo di caccia, visto che a certi individui che sparano a tutto quello che si muove e in ogni periodo dell’anno non basta certo che lo scriva io su un blog, per farglielo entrare nella zucca.

[5] La caccia al canto (o “al balz”), diffusa sia sulle Alpi germanofone che nel Grande Nord, consiste nell’avvicinare il cedrone in canto durante la strofa che lo rende momentaneamente sordo e cieco (a causa della contrazione di un muscolo che comprime il canale uditivo e dello slittamento della membrana nittitante davanti all’occhio, che avvengono contemporaneamente) per poi impallinarlo; più ti riesci ad avvicinare (senza farlo scappare) prima di sparargli, più sei figo, per modo di dire ovviamente. Pensate quello che vi pare, ma io la trovo una pratica tutt’altro che “sportiva”, come invece la definiscono loro.

 

Read Full Post »

Siamo ormai in quel periodo dell’anno nel quale ogni volta che apriamo una finestra ci cascano addosso almeno un paio di cimici. All’inizio dell’autunno, infatti, questi insetti cercano un rifugio al calduccio all’interno delle nostre case per poter trascorrere l’inverno in pace; la primavera successiva torneranno poi alle campagne, dove alcune specie in particolare possono rivelarsi particolarmente dannose per l’agricoltura.

La più comune di queste intruse è una cimice verde del genere Palomena (ma ci sono anche diverse altre specie verdi, molto simili a questa e tra loro), che appartiene alla famiglia dei Pentatomidi, i cui membri sono le “cimici” per antonomasia (benché il termine in senso ampio sia riferibile a tutti gli appartenenti al sottordine degli Eterotteri). Si tratta di insetti innocui che, come sappiamo, possono emettere odori piuttosto sgradevoli da alcune apposite ghiandole addominali quando vengono eccessivamente importunati o spiaccicati. Non è il caso quindi di schiacciarli quando ce li troviamo in casa; farli accomodare fuori è semplice e veloce, e se non vogliamo proprio toccarli per paura di scatenare l’emissione di liquido puzzolente, si possono tranquillamente spostare su un foglio di carta.

Tuttavia, almeno in un caso il mio consiglio da naturalista è quello di eliminare la cimice che abbiamo davanti, anziché restituirla all’ambiente esterno; se non vogliamo sentire odori sgradevoli, il metodo più efficace è gettarla nel water. Non sto parlando della cimice verde di cui sopra, né delle varie cimici marroni che ogni tanto si vedono insieme a quella; si tratta invece di una cimice sì marrone, ma che non ha niente a che vedere con le ‘nostre’ cimici marroni: è Halyomorpha halys, una cimice asiatica accidentalmente introdotta in Italia pochi anni fa.

Il problema delle specie aliene o alloctone, che spesso, come in questo caso, vengono introdotte in modo del tutto involontario, è complesso da spiegare e soprattutto da affrontare; talvolta le specie esotiche invasive minacciano ‘solo’ la biodiversità, mentre altre volte, come è il caso di questa cimice, possono rivelarsi estremamente dannose anche per l’uomo, andando a colpire certe coltivazioni. Halyomorpha halys in particolare minaccia le coltivazioni di frutta: tanto gli stadi giovanili quanto gli adulti si cibano infatti di frutti e semi di una gran varietà di alberi da frutto, ed essendo una specie piuttosto prolifica può dare problemi su vasta scala.

La specie è stata trovata e riconosciuta per la prima volta in Italia nel 2012, nel modenese. Da allora, essendone nota la potenziale dannosità, è stata tenuta d’occhio e in pochi anni è stata trovata in svariate località della pianura padana (se già ci fosse da qualche anno o se semplicemente si sia espansa molto in fretta, non è ancora chiaro), dove la maggior parte delle segnalazioni sono concentrate intorno a Modena, Reggio Emilia e Milano, ma esistono segnalazioni anche per i dintorni di Torino e Cuneo. Proprio in questi giorni l’ho trovata per la prima volta in Lomellina, e sono venuto a conoscenza di altre segnalazioni nel pavese.

Il monitoraggio delle specie esotiche invasive è di fondamentale importanza per pianificare opportune azioni di contrasto; in questo caso, con un esemplare operazione di Citizen Science, è stata lanciata una campagna di monitoraggio per controllare la distribuzione e la diffusione di questa cimice tramite segnalazioni che tutti possono comunicare (i dettagli sono disponibili sull’apposito sito). Si tratta di una cosa importante, quindi se la vedete, segnalatela!

Attenzione però: con un’osservazione superficiale è molto facile confonderla con Rhaphigaster nebulosa, una cimice nostrana che si distingue dalla cugina cinese per alcuni dettagli del pattern cromatico delle parti superiori, ma la caratteristica più diagnostica è forse l’evidente spina addominale visibile sul lato ventrale, che è assente in Halyomorpha halys.

Halyomorpha_Rhaphigaster_NI

Esemplari di Halyomorpha halys (sinistra) e Rhaphigaster nebulosa (destra) catturati in questi giorni in Lomellina messi a confronto.

Links

Segnalate Halyomorpha halys !

Informazioni sulla specie

Distinzione da Rhaphigaster nebulosa:
lato superiore
lato inferiore

Bibliografia 1

Bibliografia 2

Read Full Post »

Proposta etica per un’osservazione responsabile di Libellule ed altri Insetti

Questo “dodecalogo” nasce ispirandosi a varie versioni esistenti del “Decalogo del Birdwatcher”, un codice di comportamento proposto ed adottato in diverse forme, nella sua essenzialità, da svariati gruppi di birdwatchers per promuovere una frequentazione responsabile e sostenibile della natura e sintetizzare quelle norme di comportamento che in particolare possono contribuire a rendere minimo l’impatto di un osservatore sull’ambiente e sulla fauna selvatica.

Muovendoci nell’ambiente naturale, abbiamo per forza di cose un impatto, anche se spesso minimo (almeno dal nostro punto di vista di grossi Vertebrati), sull’ecosistema; questo codice di comportamento si propone di aiutarci a minimizzare le conseguenze della nostra presenza sugli oggetti del nostro interesse e sull’ambiente in generale.

Ecco quindi alcune semplici (ed intuitive) norme che sarebbe consigliabile seguire quando si osservano e fotografano le Libellule in natura (quando si fa dragonflywatching, per l’appunto); chiaramente, il discorso è estensibile almeno agli altri Invertebrati, pur con alcune differenze in merito a comportamenti e caratteristiche propri delle Libellule.

Un ringraziamento agli amici Alida Piglia e Dario Olivero, che hanno collaborato con me per la primissima stesura di questo codice di comportamento, messo a punto inizialmente un paio di anni fa in occasione di una nostra iniziativa comune.

*

1) Evitare di toccare i neosfarfallati. La metamorfosi è un momento estremamente delicato: la larva esce dall’acqua e compie la muta che darà origine all’insetto adulto; il processo dura alcune ore ed è il momento di massima vulnerabilità nella vita di una Libellula. Quando la neometamorfosata non è ancora in grado di volare, e anche per alcune ore dopo il maiden flight, il tegumento non ancora indurito potrebbe essere danneggiato dalla manipolazione, soprattutto sulle ali, che in questa fase si deformano molto facilmente; pertanto, è sempre meglio evitare di toccare, catturare con retino e manipolare gli esemplari appena sfarfallati. Anche disturbare gli sfarfallamenti (ad esempio con calpestio della vegetazione ripariale o schizzando acqua nei pressi di esemplari in corso di metamorfosi) è un comportamento da evitare.

2) Evitare di interferire con il decorso naturale delle cose. Non vanno disturbate le femmine in ovodeposizione o gli esemplari in copula, per non compromettere queste delicate attività riproduttive; inoltre è bene anche evitare di interferire con gli episodi di predazione, sia da parte di libellule che ai danni delle stesse (ad esempio evitando di liberare esemplari intrappolati nelle tele dei ragni), in quanto è bene non interferire nei regolari rapporti preda-predatore in natura: non è giusto sottrarre un pasto onestamente guadagnato.

Vorrei però spendere due parole su quella che – secondo me – è l’unica eccezione accettabile al punto 2. Può capitare, specialmente in montagna, dove il tempo è molto variabile, di imbattersi in sfarfallamenti che stanno avendo luogo nonostante la pioggia. In queste situazioni, specialmente in presenza di pioggia forte, è probabile che una buona parte dei metamorfosandi vengano sbalzati in acqua e ci affoghino. Anche questo fa parte delle dinamiche naturali in cui sarebbe bene non interferire, ma immaginiamoci che, per esempio, l’episodio riguardi specie localmente o globalmente rare: potrebbe essere una perdita rilevante. Si potrebbe intervenire traslocando i neosfarfallati (solo quelli con almeno le ali già distese, meglio se già aperte; esemplari in fasi più precoci della metamorfosi non vanno assolutamente rimossi) al coperto, ma occorre evitare di toccare i tegumenti non ancora induriti di ali, torace ed addome (v. punto 1), per cui non li si può trattenere come si fa con gli adulti (v. punto 3): bisogna procedere facendo in modo che si aggrappino con le zampe ad un dito (sollecitando delicatamente le zampe, che sono la prima parte ad indurirsi completamente) e poi passarli dal dito al supporto riparato, sempre senza toccare il resto del corpo e con la massima delicatezza.

codragonfly2

Il modo corretto di tenere le Libellule neometamorfosate quando le si sposta: lasciare che si aggrappino ad un dito finché ci salgano, e poi spostarle, curandosi di non toccare tutte le altre parti del corpo, che devono ancora indurirsi completamente.

3) Non trattenere esemplari senza una valida ragione. La cattura temporanea di individui liberi a scopo identificativo va effettuata, quando necessaria, sempre con responsabilità ed attenzione, curandosi di evitare danni fisici agli esemplari durante la manipolazione e rilasciandoli il prima possibile, non appena l’identificazione è stata condotta con certezza. Le Libellule vanno trattenute preferibilmente per le ali unite sopra al dorso, tenendole delicatamente fra due dita; mai per le zampe, che, soprattutto negli Zigotteri, possono staccarsi con grande facilità. Al momento del rilascio, possono essere delicatamente appoggiate sulla vegetazione, facendo attenzione che non siano presenti pericoli nelle immediate vicinanze.

codragonfly1

Il modo corretto di trattenere le Libellule: tenere le ali saldamente (ma senza esercitare una pressione eccessiva) tra l’indice e il medio.

4) Non prelevare esemplari senza una valida ragione. La cattura di esemplari a scopo di collezionismo è ampiamente sconsigliata quando non supportata da valide e giustificate ragioni di ricerca scientifica e, in ogni caso, si ricorda che è vietata all’interno delle aree protette, quando non espressamente autorizzata per le motivazioni di cui sopra.

5) Valorizzare i dati ottenuti dalle proprie osservazioni. I dati conservati in cassaforte non sono utili a nessuno; è bene valorizzarli, comunicandoli ad associazioni preposte alla conoscenza e alla salvaguardia delle Libellule o degli animali in generale e agli altri appassionati (per lo meno a quelli ritenuti degni di fiducia), specialmente nel caso di specie rare o comunque meritevoli di protezione. Per supportare e documentare le osservazioni possono essere utili fotografie degli esemplari osservati in natura ed esuvie rinvenute sul campo, che è sempre bene raccogliere e conservare.

Per propositi divulgativi e conservazionistici, in Italia è molto attiva la Società Italiana per lo Studio e la Conservazione delle Libellule odonata.it.

6) Mantenere cautela riguardo alle segnalazioni di specie a rischio. Per contro rispetto al punto precedente, è meglio riflettere molto bene prima di comunicare informazioni troppo precise relativamente alle specie a rischio a persone di cui non si abbia fiducia; la salvaguardia delle specie rare deve sempre essere considerata prioritaria.

7) Rispettare l’ambiente naturale in cui ci si trova. La salvaguardia degli ecosistemi deve sempre essere prioritaria rispetto agli interessi personali. Minimizzare il disturbo verso gli animali (e verso gli altri fruitori dell’ambiente) camminando piano, evitando schiamazzi e vestendosi in modo non appariscente, evitare di uscire dai sentieri e calpestare ambienti che potrebbero venire compromessi dal calpestio (tenendo anche presente che uscendo dai tracciati in ambienti umidi come torbiere o acquitrini si possono correre rischi personali) e non gettare rifiuti sono le più basilari delle condizioni richieste per una fruizione sostenibile dell’ambiente.

8) Rispettare la legge e la proprietà privata. Occorre sempre informarsi ed ottemperare alle leggi e ai regolamenti delle aree protette in cui eventualmente ci si trova; bisogna sempre rispettare la proprietà privata altrui e chiederne il permesso ai proprietari prima di entrare.

9) Denunciare alle autorità competenti eventuali azioni illegali di disturbo all’ambiente osservate durante le escursioni.

10) Attenersi sempre alle norme del vivere civile e della buona condotta. La maleducazione di un singolo può rovinare la reputazione di un’intera categoria: sempre meglio mantenere comportamenti corretti ed educati, anche a prescindere da questa motivazione in particolare.

11) Stimolare all’interesse verso le Libellule altre persone incontrate durante le escursioni, se ne capita l’occasione. La percezione dei naturalisti da parte dei “non addetti ai lavori” in Italia è ancora piuttosto vaga, spaziando dall’indifferenza fino al sospetto. Quando, osservando o fotografando Libellule, incontriamo persone ignare della nostra attività, che magari ci osservano incuriosite o stranite, spiegare ciò che stiamo facendo, così come rispondere a domande e curiosità che possono eventualmente venire poste, è un buon modo per contribuire attivamente e positivamente alla divulgazione e all’enfatizzazione di tematiche naturalistiche.

12) Suggerimenti ed opinioni costruttive su quanto precedentemente elencato, al fine di migliorare questo codice di comportamento, sono sempre bene accetti. L’affinamento costante di questo dodecalogo a mezzo di commenti costruttivi sarebbe un ottimo modo di procedere verso un codice condiviso che possa diventare un punto di riferimento per quanti si interessano allo studio delle Libellule e degli Insetti in generale in un’ottica di fruizione sostenibile e responsabile del patrimonio naturalistico.

Read Full Post »