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Archive for the ‘Recensioni’ Category

OKcocciferaCladonia coccifera

La nostra storia comincia agli inizi degli anni Novanta, quando due dei fondatori dell’ancor giovane Società Lichenologica Italiana (SLI) abbozzano l’idea di una collaborazione per scrivere un libro corredato da tavole a colori su uno dei generi macrolichenici più affascinanti ma difficili tra quelli presenti in Italia: Cladonia. I due ‘cospiratori’ in questione sono Pier Luigi Nimis di Trieste, proponente del progetto e fornitore degli exsiccata su cui basarsi per le illustrazioni, e Mariagrazia Valcuvia Passadore di Pavia, entusiasta dell’idea e indispensabile contatto con il pittore che dovrebbe dipingere le tavole, Dario Passadore. E le tavole vengono effettivamente dipinte: dedicandovi il suo tempo libero, in due anni di paziente lavoro di copia dal vivo, Passadore riproduce in tempera su cartoncino nero tutti gli esemplari inviati dal professor Nimis. Alcune di queste tavole compaiono già nel 1993 sulla sovracopertina della prima checklist dei licheni italiani (Cladonia carneola e Cladonia macilenta); altre, qualche anno più tardi, su cartoline stampate dall’ARPA Piemonte (Cladonia coccifera e Cladonia merochlorophaea). Ma, per cause di forza maggiore, nonostante le tavole siano ormai tutte pronte, il progetto viene abbandonato.
Almeno finché, a distanza di quasi vent’anni, il caso non invia alla professoressa Valcuvia Passadore uno studente di Scienze Naturali incaponitosi sul voler fare una tesi in lichenologia, e pure di bocca buona: possibilmente una tesi sui licheni terricoli, e meglio se ci siano di mezzo delle Cladonie. Uno studente che, ironia del caso di cui sopra, è rimasto affascinato dalle Cladonie proprio a causa di quelle cartoline dell’ARPA sulle quali occhieggiano dei vivaci apoteci rossi e bruni, delle quali ancora ignora completamente il legame con la docente alla quale ha chiesto la tesi.
La tesi – l’ultima seguita dalla prof – si fa, il lavoro di campo soddisfacentemente infarcito di Cladonie e la stesura della relazione finale procedono, e malauguratamente la professoressa racconta al tesista del progetto lasciato per tanti anni nel cassetto. Inevitabilmente, l’entusiasta tesista, ormai laureatosi e rimasto in contatto con la docente (che nel frattempo si è felicemente pensionata), di quando in quando le rammenta che sarebbe bello poter finalmente un giorno sfogliare quella monografia illustrata sulle Cladonie. “Ti sistemo io”, pensa la professoressa, e in breve l’accordo viene stretto: “Mi rimetto a lavorare al libro se tu mi dai una mano”.
Morale della storia: dopo due anni di lavoro certosino che ha incluso, oltre alla ‘semplice’ scrittura dei testi, anche ricerca bibliografica, osservazioni su materiale d’erbario e raccolte di nuovo materiale, infinite correzioni di bozze e ingegnamenti vari in questioni grafiche, il libro è finalmente pronto e stampato…e io ho imparato che non dovrò mai più rompere le scatole ad una docente universitaria per convincerla a scrivere un libro!

OKmerochlCladonia merochlorophaea

Mi sono un po’ dilungato perché, come si sarà capito, tengo molto a questa pubblicazione, e mi piaceva raccontarne l’intera storia da una prospettiva un po’ più personale (e ‘leggera’) rispetto a quella, per forza di cose molto più formale e stringata, che abbiamo riportato nell’introduzione del volume.
Potrà sembrare abbastanza inelegante che mi metta a recensire un libro del quale sono coautore; mi sono perciò limitato agli aspetti non strettamente dipendenti da me e posso onestamente affermare che il libro vale tutto quello che vale, anche solo per le meravigliose tavole illustrate da Dario Passadore. Ma non posso non dire che, dopo tutto l’enorme lavoro fatto, anche le schede delle specie e i capitoli introduttivi e conclusivi dovrebbero essere di buon livello!

Il libro ha l’onore di avere due prefazioni strepitose, ad opera una di Pier Luigi Nimis, storico socio fondatore e primo presidente della SLI, ed una di Sonia Ravera, non solo attuale Presidente della SLI, ma anche riferimento per il Ministero dell’Ambiente in ambito lichenologico, la quale, di conseguenza, conosce molto bene le Cladonie del sottogenere Cladina, unici licheni tutelati dalla Direttiva Habitat. Con queste presentazioni stilate da due lichenologi di fama internazionale – che per noi autori, garantisco, sono state non solo piacevoli ma anche commoventi da ricevere e leggere – il libro non può che partire bene.

OKstellarisCladonia (Cladina) stellaris

E continua subito altrettanto bene, poiché la grande forza del volume, che come avete letto ne era stata anche l’iniziale motore già ai princìpi degli anni Novanta, è manifesta fin dalle prime pagine: le tavole. Tavole in cui la brillantezza delle figure emerge, talvolta nettamente talvolta in modo più sfumato, da uno sfondo nero che le valorizza al massimo. Non ci sono parole per descriverle, lascio il compito a quelle che ho inserito a corredo di questa recensione. Aggiungendo solamente che sono realizzate a tempera…e che per ottenere effetti del genere con le tempere, bisogna veramente saperle usare bene.

Naturalmente anche la parte scientifica del libro è stata curata molto attentamente, dal momento che lo scopo era di renderlo comprensibile e godibile per un pubblico ampio, non solamente per gli specialisti, in una prospettiva il più possibile divulgativa. Chiariamoci, le schede sono comunque molto tecniche: scritte con un linguaggio semplice, certo, ma comunque rigoroso. Perdere in correttezza per guadagnare (barando) in semplicità è un compromesso disonesto; pertanto i testi sono ‘facili’ (rimanendo scientificamente ineccepibili) dove possibile, e dove la semplificazione fallava si troverà qualche termine un po’ più astruso – ma non temete: in fondo al volume, un provvidenziale glossario giunge in soccorso di chi è poco avvezzo al gergo botanico-lichenologico. Nessuno vi biasimerà se non saprete così su due piedi cosa siano un podezio verticillato o un picnidio sessile con gelatina ialina (…fermi tutti, cosa sono??).

OKcarneolaCladonia carneola

Ma cosa sono le Cladonie, e perché dovrebbe essere interessante un libro tutto dedicato a loro?
Le Cladonie sono licheni. Licheni interessanti non solamente per i lichenologi, ma anche per chi più in generale si interessa di ecologia in senso generale o di conservazione degli habitat, o semplicemente per chi ama la natura e la sua bellezza anche su una scala più piccola di quella a cui siamo abituati (come non richiamare alla mente il linneano “Natura maxime miranda in minimis“, del quale ho sempre fatto il motto del blog).
Sintetizzerei il concetto prendendo in prestito due efficaci espressioni usate da Sonia nella sua prefazione al volume: quando parla del “rosso sfrontato” degli apoteci di alcune Cladonie (le conturbanti Cocciferae) e quando, con un’acuta ed elegante metafora, definisce le Cladonie “licheni generosi” in quanto “riserva di acqua per le altre specie vegetali e riserva di cibo per gli animali“. Insomma: organismi belli da vedere ed utili per l’ecosistema, due qualità che in genere i ‘non addetti ai lavori’ non pensano neanche lontanamente di associare ai “negletti licheni“.

OKmacilentaCladonia macilenta

Un limite del libro, che probabilmente risulterà scocciante per gli specialisti, è l’assenza di una chiave di determinazione. Questa sofferta scelta non è dovuta solamente al fatto che sono quasi impazzito nel tentativo di produrre una chiave semplificata ad uno dei generi macrolichenici più incasinati di sempre, ma più che altro al taglio divulgativo che volevamo dare al volume: stilare una chiave completa ed attendibile alle Cladonie senza tirare in ballo la chimica dei metaboliti secondari è impossibile, pertanto una chiave da campo semplificata sarebbe stata comunque troppo complicata per dei neofiti e, per converso, troppo vaga per degli specialisti. A parziale riparazione di questa mancanza, in calce al volume ho voluto inserire delle appendici utili per il lavoro in laboratorio in cui sono riassunti per tabelle i caratteri morfologici e chimici fondamentali dei vari gruppi e specie da considerare ai fini della determinazione.

L’altro limite, di diversa natura, è che le tavole sono realizzate sulla base di singoli campioni, quindi, per quanto siano sicuramente rappresentative, non possono per forza di cose includere tutta la variabilità intrinseca nello spettro di variazione morfologica di ogni specie, che, nel caso di Cladonia, è veramente elevata. Ma è un problema comune a tutte le illustrazioni di Cladonie, che comunque non svaluta per nulla il lavoro qui presentato.

OKfoliaceaCladonia foliacea

Nonostante sia stato attivamente tra gli attori di questo progetto, la recensione che ho qui presentato cerca di essere la più oggettiva possibile, al contempo non nascondendo tutto l’entusiasmo per aver avuto l’opportunità di partecipare ad un progetto tenuto per tanto tempo nel cassetto, che ha finalmente visto la luce dopo tanti anni anche un po’ grazie all’insistenza e alla collaborazione di un ex-tesista un po’ ostinato.

*     *     *     *     *

Iconografia delle Cladonie d’Italia
di Mariagrazia Valcuvia Passadore e Gabriele Gheza
con tavole di Dario Passadore
Tipografia PIME, Pavia, Dicembre 2017, 200 pp.

Iconografia_Cladonie_Italia

 

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Quest’oggi ho deciso di estendere i miei slanci recensori all’editoria germanica, gioco pericoloso dal momento che non conosco quasi per niente l’idioma teutonico, ma non mi arrischierei se non ne valesse la pena.
Inutile dire che il libro che ha così tanto catturato il mio interesse è, naturalmente, un testo sugli Odonati.

recensLibellen

Il laconico titolo, “Libellen“, dice tutto e non dice niente. Si tratta di un libro sulle libellule, e fin lì ci siamo arrivati, foss’anche solo per il mezzo Anax spalmato sul lato della copertina. Copertina, bisogna dirlo, piuttosto originale ed elegante per quanto “minimale” (in senso positivo), che è stata il primo motore del mio interesse per il libro.
Può fornire qualche indizio in più il titolo completo della precedente e prima edizione (1998): “Libellen – Bestimmung, Verbreitung, Lebensräume und Gefährdung aller Arten Nord- und Mitteleuropas sowie Frankreichs unter bes“. Chiaro come il sole.
Scherzi a parte, la traduzione suona più o meno come “Libellule – identificazione, distribuzione, habitat e stato di minaccia di tutte le specie dell’Europa settentrionale e centrale e della Francia”. Una guida come ce ne sono tante, a prima vista.

Ma solo a prima vista. Basta infatti una rapida sfogliata per rendersi conto che questo libro è speciale. Forse non tanto per i testi, abbastanza scarni ed essenziali (per quanto adeguatamente informativi), ma più che altro per le illustrazioni: circa 700 illustrazioni in bianco-nero, a tratto o puntinate, semplici ma precisissime, meravigliose nella loro semplicità e precisione.
Il testo è strutturato come una chiave dicotomica commentata, dotata di una sintetica descrizione della specie, del suo periodo di volo e della relativa mappa di distribuzione ogni volta che si raggiunge un’identificazione. A lato si trovano, per l’appunto, le magnifiche illustrazioni di Ruth Ilke Nüß, che raffigurano tutti i particolari necessari, e spesso anche l’insetto intero. Non mancano tavole a tutta pagina che mostrano utili confronti di quelle parti del corpo critiche per l’identificazione tra specie strettamente affini (e.g. le appendici addominali di Aeshna e Somatochlora, il disegno dell’addome e del pronoto in Coenagrion…), mentre per alcune specie vengono addirittura presentati disegni in serie che descrivono molto bene la possibile gamma di variabilità di determinati particolari (e.g. il disegno sul secondo segmento addominale in alcuni Coenagrion, che spesso scatena dubbi amletici anche tra i più scafati libellulofili).

L’impianto concettuale di questo volume è ancora abbastanza legato alla tradizione delle chiavi di determinazione da laboratorio, presentando per la maggior parte disegni di “pezzi di animale” piuttosto che di animali interi. Ma ciò non è da considerarsi un fattore negativo, tutt’altro: dovrebbe anzi essere visto come un’utilissima integrazione, un approfondimento rispetto a quei manuali, pure belli ed utili, che mostrano solo o quasi solo l’insetto intero.
E niente sarebbe più sbagliato che pensare che un testo simile sia utile soltanto in laboratorio, al momento di affrontare una distesa di insetti morti, essiccati e spillati. Al giorno d’oggi, la maggior parte degli appassionati di libellule scattano ottime macrofotografie nelle quali anche i minimi particolari riescono ad essere rappresentati in un modo che nulla ha da invidiare all’osservazione dell’esemplare in mano sotto lente o sotto allo stereomicroscopio; può quindi risultare davvero utile una collezione di buoni riferimenti iconografici di quei dettagli morfoanatomici spesso fondamentali per distinguere specie molto simili tra loro, che a volte anche sulla “bibbia” di Dijkstra & Lewington sono rappresentati solo parzialmente o in dimensioni minuscole.

Da una prospettiva italica, il libro, pur mancando delle specie più legate ai climi caldi mediterranei che da noi si trovano soprattutto nella parte meridionale del Paese (riporta infatti solamente le specie più tipicamente diffuse nell’Europa centrale, buona parte delle quali presenti e diffuse anche in Italia), è comunque meritevole di attenzione.
Da notare, infine, che si tratta non di una mera ristampa, ma proprio di una nuova edizione convenientemente aggiornata rispetto a quella del 1998: diverse decine di pagine ed un numero considerevole di disegni si sono aggiunti al libro rispetto ad allora.

Trovo che questo volumetto sia un piccolo gioiello, imperdibile non solo per il naturalista e l’entomologo da campo appassionati di libellule, ma anche semplicemente per chi sia appassionato di disegno od illustrazione naturalistica. Anche senza conoscere il tedesco: il linguaggio dei disegni è universale.
Dulcis in fundo: ha il rapporto qualità-prezzo più conveniente che abbia mai visto.

 

Libellen
di Arne W. Lehmann & J. Hendrick Nüß
disegni di Ruth I. Nüß
Deutscher Jugendbund für Naturbeobachtung, 2015, 200 pp.

Alcune pagine in anteprima si possono visionare sul sito del Deutscher Jugendbund für Naturbeobachtung.

 

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Avevo già recensito l’intera collana sugli animali delle Alpi (qui), ma questo volume in particolare si occupa di un taxon a me molto caro – tant’è vero che lo aspettavo con impazienza – per cui ho pensato valesse la pena spendere qualche parola in più.

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Conosciamo le libellule come insetti amanti del sole e del caldo, quasi emblematiche dell’estate. Che ci fanno allora così tante libellule – così tante da meritarsi addirittura una guida tutta e solo per loro – sulle Alpi, dove le giornate assolate sono più un’eccezione che una regola e dove anche d’estate di caldo non è che ce ne sia poi molto?

Sfogliando il libro scopriremo che diverse specie – che troviamo sulle alte montagne come le Alpi, così come nelle zone boreali – sono particolarmente adattate a vivere in condizioni rese proibitive da lunghi periodi di freddo…e molto altro.

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La parte introduttiva infatti fornisce una panoramica completa sulla biologia e l’ecologia delle libellule – con particolare attenzione, naturalmente, a quelle di montagna – e perfino un utilissimo capitolo dove alcuni tra i maggiori esperti di Odonati delle sei principali Nazioni attraversate dalla catena alpina rivelano i loro preziosi consigli su come e dove osservarle al meglio.

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Le schede delle specie sono molto dettagliate e comprendono veramente tutto quello che potrebbe venire in mente di chiedere su una libellula, da un’iconografia il più possibile completa alle indicazioni su periodo di volo e quote preferite dalle specie, dalle informazioni sui biotopi in cui si sviluppano le larve – spesso corredati da utili fotografie degli stessi – e sulla distribuzione geografica fino all’elenco dei nomi comuni delle specie in tutte le lingue parlate sulle Alpi.

libealpi_schede

Si può dire che un libro è ben riuscito quando riesce a centrare bene tutti gli obiettivi che si era posto, e lo fa senza uscire dal seminato. Ci sono decine e decine di guide da campo, scritte magari con le migliori intenzioni, ma che da questo punto di vista sono dei buchi nell’acqua: per testi mediocri, iconografia mediocre, magari entrambe le cose; o per la superfluità di trattare un argomento già sviscerato centinaia di volte e meglio (un esempio per tutti: la pletora di guide da campo sugli uccelli pubblicate solo negli ultimi vent’anni, straripante di doppioni inutili e di testi brutti – non che lo siano tutti, ovviamente).
Fortunatamente non è il caso di questo libro, anzi, tutto il contrario: le foto sono di ottima qualità, dove occorre sono presenti anche disegni dei particolari necessari per l’identificazione, e i testi sono esaustivi senza essere prolissi. Ma ciò che lo rende veramente forte è la sua natura di non mera guida da campo – per quanto anche limitatamente a quell’aspetto sia un volume degno di nota – bensì di vero e proprio testo di approfondimento sulle libellule presenti nell’area alpina. Questo libro, prima ancora che insegnarci ad identificare le singole specie, ci incuriosisce, facendoci conoscere le difficoltà che l’ambiente alpino riserva alle libellule e i modi in cui esse le fronteggiano, mostrandoci i meravigliosi ambienti umidi d’alta quota dove esse vivono e si riproducono, inquadrando il tutto nella sempre necessaria e mai banale cornice della protezione della Natura.
E questo non è ‘uscire dal seminato’, perché il libro è Le Libellule delle Alpi, e non Guida all’identificazione delle Libellule delle Alpi: spero si colga questa sfumatura, che l’autore per primo ha saputo infondere così bene nella sua opera.
Credo che se dessimo questo libro in mano a un generico e curioso appassionato di natura che al momento non sa quasi niente di libellule, in breve tempo ce lo troveremmo ai margini di qualche torbiera alpina a cercare con entusiasmo Aeshne e Somatochlore. Ma, mi raccomando, ai margini: le torbiere non vanno calpestate!

libealpi_pectoralis

 

Le Libellule delle Alpi – come riconoscerle, dove e quando osservarle
di Matteo Elio Siesa
Blu Edizioni, Cuneo, 2017, 240 pagine

Le pagine in anteprima sono state gentilmente fornite dall’autore del volume.
Qui l’indice e qualche altra pagina del libro in anteprima.

 

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I fiori sono indubbiamente tra i naturalia che più catturano l’interesse delle persone. Tra di essi, il fascino dei fiori dell’alta quota, che all’indiscussa bellezza coniugano un senso di raro e prezioso per la relativa difficoltà nel raggiungerli, sono forse quelli che più si accattivano il grande pubblico; le stelle alpine, le genziane, i rododendri, le primule, le soldanelle, le fritillarie, le sassifraghe, le androsaci…chi, sentendo nominare questi fiori, non pensa immediatamente ad un idillico paesaggio alpestre?

Dove l’amore per la flora incontra quello per l’arte, abbiamo una…fioritura di guide illustrate descrittive dei più appariscenti fiori alpini. Le guide che ho qui preso in considerazione sono state tutte pubblicate per la prima volta tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento, e risentono visibilmente della moda di quel periodo. L’influenza dell’arte dell’epoca è palpabile soprattutto in alcuni casi in cui, ad un corretto rigore scientifico nel rappresentare le specie, si è aggiunto un tocco di gusto artistico dell’epoca; il caso più lampante è forse la Flore alpine de poche di Henry Correvon, nelle cui splendide tavole ad acquerello, opera di Philippe Robert, si coglie più che un eco di Art Nouveau.

Le specie ricorrenti sulle splendide copertine dal sapore così marcatamente di belle époque sono quasi sempre le stesse: stella alpina (Leontopodium alpinum), genziana blu (Gentiana sp., difficile dire quale tra acaulis e clusii) e rododendro (in genere Rhododendron ferrugineum). Ogni tanto fanno capolino delle primule o delle ericacee, ma la parte del leone è sempre quella dell’Edelweiss, dell’Enzian e dell’Alpenrose. E il tedesco non è qui usato a caso: una buona parte delle flore qui di seguito sono infatti state scritte da botanici germanici e pubblicate la prima volta in tedesco, certamente anche in forza del fatto che una buona fetta delle Alpi è germanofona.

Di seguito, una breve rassegna in ordine cronologico di alcuni degli esempi più significativi di Alpenflore.

N.B. Si tratta di opere per le quali il diritto d’autore è scaduto, pertanto in calce ad ogni riferimento è riportato il link al quale si può consultare l’opera in versione integrale, per lo meno nei casi in cui essa è disponibile online.


alpenflora_seboth

Die Alpenpflanzen nach der Natur gemalt
(in 4 volumi)
Ferdinand Graf & Johann Petrasch – illustrazioni di Joseph Seboth
1879-1880-1881-1884
F.Tempsky, Prag & G.Freytag, Leipzig

[EDIZIONE 1879 IN TEDESCO]
[TAVOLE]


alpenflora_hartinger

Atlas der Alpenflora
(in 4 volumi)
Karl Wilhelm Dalla Torre – illustrazioni di Anton Hartinger
1882
Eigenthum und Verlag des Deutschen und Österreiches Alpenvereins, Wien

[EDIZIONE 1882 IN TEDESCO]
[TAVOLE]


alpenflora_schroter

Taschenflora des Alpen-Wanderers
207 colorite und 10 schwarze Abbildungen von verbreiteten Alpenpflanzen
Carl Schröter – illustrazioni di Ludwig Schröter
1889
Meyer & Zeller, Zürich
[edizioni successive: Raustain]

[EDIZIONE 1889 TRILINGUE IN TEDESCO, FRANCESE E INGLESE]
[TAVOLE]


alpenflora_correvon

Flore Alpine
de poche
Henry Correvon – illustrazioni di Philippe Robert
[anno?] [edizioni successive: 1912, 1920]
Edition Atar, Genève
[edizioni successive al 1929: Delachaux & Niestlé]

Edizione italiana:
Flora Alpina
tascabile per i turisti delle Alpi e degli Appennini
1898, Clausen, Torino
1907, Clausen, Torino – integrata da Lino Vaccari

Edizione inglese:
Alpine Flora
1911, Methuen & co., London – tradotta ed integrata da E.W.Clayfort

[EDIZIONE 1911 IN INGLESE]


alpenflora_correvonb

Atlas de la Flore Alpine
(in 6 volumi)
Henry Correvon
1899
Georg & co., Geneve

[EDIZIONE 1899 IN FRANCESE]
[TAVOLE]


alpenflora_penzig

Flora delle Alpi
illustrata
Otto Penzig
1902 [seconda edizione: 1915]
Manuali Hoepli, Milano
[opera imprescindibile in una panoramica sull’argomento,
ma che purtroppo non ho ancora reperito disponibile online]


alpenflora_hoffmann

Alpen-Flora für Touristen und Pflanzenfreunde
Julius Hoffmann – illustrazioni di Hermann Friese
1904
Verlag für Naturkunde Sprösser & Nägele, Stuttgart

[EDIZIONE 1904 IN TEDESCO]
[TAVOLE]


alpenflora_senn

Alpenflora: Flora der Westalpen
Gustav Senn – illustrazioni di C. Kaftner
1906
Carl Winter, Heidelberg

[EDIZIONE 1906 IN TEDESCO]
[TAVOLE]


alpenflora_hegi

Alpenflora
die verbreitetsten Alpenpflanzen von Bayern, Österreich und der Schweiz
Gustav Hegi
1922
J.F.Lehmann, München

Edizione inglese:
Alpine Flowers
1930, Blackie & Son, London

Edizione italiana:
Flora Alpina
1953, Corticelli, Milano

[EDIZIONE 1922 IN TEDESCO]
[TAVOLE]


alpenflora_schreibers

Schreibers kleiner Atlas der Alpenpflanzen
Karl Maisch
1924
Schreiber, München
[non disponibile online]


 

Infine, pur non riguardando strettamente la flora alpina,
non poteva mancare:

floraDOS_thome

Prof. Dr. Thomé’s
Flora von Deutschland, Österreich und der Schweiz
in Wort und Bild
f
ür Schule und Haus
(in 12 volumi)
Otto Wilhelm Thomé [& Walter Migula]
1886—1934
F.E.Köhler, Gera-Untermhaus

[EDIZIONI IN TEDESCO]
[TAVOLE]


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Si sente spesso dire che le migliori guide da campo sono quelle corredate da disegni (se fatti bene, ovviamente), piuttosto che quelle fotografiche, ed è una visione sulla quale mi trovo d’accordissimo. I motivi principali sono che (1) i disegni possono raffigurare meglio particolari importanti che magari sulle foto si notano poco, (2) un disegno può riassumere le caratteristiche tipiche di una specie meglio di foto di singoli individui che magari al momento in cui sono stati fotografati non le presentano tutte bene evidenti (‘la foto rappresenta un individuo, il disegno rappresenta la specie’), e (3) le tavole disegnate consentono generalmente di riportare meglio eventuali dettagli utili separati dalla figura principale. (Comunque, su questo argomento tornerò molto presto in un altro post).

Con questa prima recensione su “Naturalisti Impiccioni” intendo presentare una guida da campo che, a mio parere, rappresenta la classica ‘eccezione che conferma la regola’: si tratta infatti di un manuale sì illustrato da fotografie, ma in modo così completo da risultare bello ed utile quanto uno illustrato da buone tavole disegnate.

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Odonati d’Italia – guida al riconoscimento e allo studio di Libellule e Damigelle” è, come da titolo, una nuovissima guida da campo per l’identificazione degli Odonati italiani. Gli autori (Carlo Galliani, Roberto Scherini, Alida Piglia) sono tre appassionati entomologi e capaci fotografi che ormai da anni si sono specializzati nell’osservazione delle Libellule, che inseguono per tutta l’Italia, riuscendo a trovare anche le specie più rare. La loro attività, oltre che condotta in modo serio ed appassionato, è anche attenta all’ambiente e completamente rispettosa degli oggetti del loro interesse: non sono entomologi collezionisti, ma, come tanti altri appassionati, si limitano ad osservare e fotografare le specie nel loro ambiente naturale, tra l’altro con ottimi risultati.

La prima edizione dell’opera, pubblicata la scorsa primavera, è andata a ruba in pochi mesi, tanto che è stata presto ristampata una seconda edizione, che è già disponibile dall’inizio di questo mese. Il punto forte della guida, oltre ai testi chiari e concisi, sono ovviamente le moltissime fotografie, attentamente selezionate per unire alla bellezza dell’immagine nel suo complesso quell’efficacia didascalica indispensabile per una buona guida da campo; sono tutte realizzate da abili fotografi (principalmente dagli autori, ma, in piccola parte, anche da una dozzina di altri appassionati che hanno volentieri contribuito alla buona riuscita del libro), e non presentano solamente una visione d’insieme degli animali, ma, dove occorre, anche zoom su particolari utili all’identificazione. Ai testi e alle foto si affiancano piccole mappe che indicano la distribuzione regionale delle specie, mentre in capo al volume un’introduzione breve ma completa, particolarmente apprezzabile per i neofiti, introduce il lettore alla biologia degli Odonati. In sintesi, tutto un insieme di caratteristiche che ne fa un manuale senza dubbio all’altezza delle guide corredate da disegni, il cui comodo formato tascabile (21 x 14,5 cm) è la proverbiale ciliegina sulla torta.

Consideriamo infine che attualmente questa è la più completa guida da campo fotografica sugli Odonati utilizzabile nel nostro contesto zoogeografico, e soprattutto che è l’unica esistente pensata e realizzata in un’ottica esclusivamente italiana, ovverosia da italiani e per il territorio italiano. Quindi non solo una signora guida, ma anche una chicca per ora unica nel suo genere.

Il mio piccolissimo contributo all’opera è stato il disegno di alcuni schemi morfo-anatomici che nel capitolo introduttivo illustrano la terminologia ‘tecnica’ utilizzata in seguito nelle schede delle specie.

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Schemi morfo-anatomici delle larve di Zigottero (sinistra) e Anisottero (destra).

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Schemi morfo-anatomici degli insetti adulti (“immagini”) di Zigottero (sinistra) e Anisottero (destra).

Odonati d’Italia – guida al riconoscimento e allo studio di Libellule e Damigelle
di Carlo Galliani, Roberto Scherini & Alida Piglia
Edizioni Liberia della Natura, Milano, 222 pagine

Links
Qualche pagina del libro in anteprima
Carlo Galliani – sito e pagina facebook
Roberto Scherini – sito e pagina facebook

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