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Archive for dicembre 2016

Oh, Tannenbaum…bart!

Nel post ‘natalizio’ dell’anno scorso avevo scritto due righe sui cosiddetti “licheni delle renne”, in onore all’abitudine di associare ormai automaticamente questi animali al periodo natalizio.

In realtà, ci sono altri licheni che avrebbero ben più diritto ad essere considerati i veri e propri ‘licheni di Natale’, per lo meno in associazione alle tradizioni natalizie occidentali.
Si tratta delle cosiddette “barbe di bosco”, quei diafani licheni filamentosi lunghi anche decine di centimetri che possiamo vedere penzolare dai rami delle conifere e oscillare dolcemente al vento nei boschi di montagna.

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Larice morto ‘addobbato’ di Usnea sp. pl., Bryoria sp. e Pseudevernia furfuracea.

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L’aspetto di questi licheni è effettivamente tale da rendere immediata l’associazione con la peluria facciale umana, anche nei nomi comuni che si trovano nelle altre lingue europee.
Ad esempio, il nome comune tedesco del genere Usnea, ‘Bartflechten’, si traduce con ‘licheni-barba’, ma c’è anche un altro nome, ‘Baumbart’, ovvero ‘barba di albero’, che ha esattamente lo stesso significato letterale del nome inglese, cioè ‘Treebeard’ (che è anche il nome del capo degli Ent nel Signore degli Anelli, al quale in effetti, nella versione cinematografica, è stata appioppata una barbona dall’aspetto decisamente lichenoso).
In inglese ogni specie ha un nome specifico, e naturalmente tutti hanno a che fare con la barba; ad esempio, la lunghissima Usnea longissima è molto poeticamente detta ‘Methuselah’s beard’ (barba di Matusalemme) o ‘old man’s beard’ (barba di vecchio). Le Bryoria, licheni simili alle Usnee e che spesso ne condividono l’habitat sui rami delle conifere, vengono invece dette ‘crini di cavallo’ (horsehair lichen) o, più tetramente, ‘witches’ hair’ (capelli delle streghe).

Le Usnee sono, come si è detto, molto comuni nei boschi di montagna, specialmente in quelli di conifere; non è raro vederle su abeti e larici, e molto spesso affollano quei vecchi alberi morti e rinsecchiti che si trovano qua e là, soprattutto larici, conferendo loro un aspetto veramente ‘addobbato’.
In Italia ne abbiamo 24 specie [1], 8 delle quali a rischio d’estinzione in vari gradi secondo la Lista Rossa [2].
Queste molte specie, a parte alcuni casi peculiari, sono piuttosto simili e non è facile distinguerle l’una dall’altra [3]; anche per questo, fino a qualche decennio fa, tante specie diverse venivano erroneamente assimilate sotto l’eloquente nome di Usnea barbata.

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Rami di larice colonizzati da Usnea sp.

Orbene, come incastoniamo questi particolarissimi licheni nell’ambito delle tradizioni natalizie?
Narra la leggenda che dei bambini (o un cacciatore, o un boscaiolo, a seconda delle versioni) che tornavano verso casa passando per il bosco in inverno, da qualche parte in Europa Centrale, si imbatterono in un albero così adorno di licheni da impressionarli al punto che, una volta a casa, ricostruirono lo scenario per addobbare casa. Più prosaicamente, chiunque fosse abituato a vedere nei boschi le conifere inghirlandate di licheni può avere avuto l’idea di riproporre una situazione ‘naturale’ in un contesto domestico, magari anche un po’ migliorata aggiungendo ai festoni dolcetti e altri addobbi, per abbellire un po’ l’ambiente domestico in concomitanza delle festività.
A seconda della versione, si ha una commistione tra licheni (antesignani dei festoni) e candele di ghiaccio rilucenti alla luce lunare (antesignane delle lucine), che restituiscono comunque un’immagine perfettamente natalizia.

Come spesso accade, questa è comunque una sola delle tante sfaccettature della realtà. L’addobbo degli alberi sembra essere infatti una tradizione antichissima (v. qui), non per forza vincolata a festoni di licheni pendenti dai rami degli alberi. Anche se vedendo come Usnea longissima spostata dal vento si avvolge intorno ai rami, non può che essere automatica l’associazione visiva con gli alberi di Natale che in questo momento ognuno di noi probabilmente ha in casa propria.

Come nota finale, mi piace notare che tra le rare comparsate che i licheni hanno fatto nella cultura popolare, queste barbe di bosco così appariscenti non sono certo mancate. E infatti le ritroviamo, tanto per dirne una, in qualità di…barbe (l’avreste mai detto!?) di alcuni folletti dei boschi nel visionario racconto per l’infanzia olandese “Hansje in Wonderland”.

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La tavola in cui Hansje incontra gli gnomi con capelli di Pseudevernia furfuracea e barbe di Usnea; nel sottobosco, insieme a muschi e fiori, si notano Cladonia sp. e Cetraria islandica.
Da: “Hansje in Wonderland”, 1921,
testi di A. Trelker, illustrazioni di Mara Minckwitz.

Nell’attesa che gli hipster comincino ad appendersi alla barba (quella propriamente detta) anche dei licheni – ormai l’hanno fatto praticamente con tutto il resto, v. qui, qui e qui – noi limitiamoci a considerarli una bella ghirlanda naturale per questo periodo di festa, specialmente se ci capiterà di fare una passeggiata nei boschi sulle nostre montagne sempre meno innevate (ma questa è un’altra storia…).

* * * * * BUONE FESTE * * * * *


***Note***

[1] Nimis P.L. 2016. The Lichens of Italy – a second annotated catalogue. EUT. Trieste. 740 pp.

[2] In particolare: 3 CR-criticamente minacciate (U.diplotypus, U.longissima, U.mutabilis), 2 EN-minacciate (U.cornuta, U.madeirensis), 2 VU-vulnerabili (U.articulata, U.esperantiana) e 1 NT-prossima alla minaccia (U.rubicunda); inoltre una risulta RE-estinta in Italia (U.subscabrosa) e per un’altra (U.flammea) erano disponibili troppo pochi dati per un assessment (DD).
Nascimbene J., Nimis P.L. & Ravera S. 2013. Evaluating the conservation status of epiphytic lichens of Italy: a Red List. Plant Biosystems 147 (4): 898-904.

[3] Per chi volesse cimentarsi con l’identificazione delle Usnee, su Dryades si può ricorrere ad un’ottima chiave annotata, comprensiva delle specie di tutta Europa.

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