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Archive for maggio 2016

Oggi è la giornata mondiale della biodiversità.
Non avendo purtroppo avuto modo di scrivere qualcosa di calzante e decente, ne approfitto per tirare le somme sul primo anno di attività del blog, visto che qualche giorno fa – per la precisione il 19 maggio – era l’anniversario del primo vero post.

Gli articoli:
in un anno ho scritto e postato 30 articoli, con una frequenza molto variabile a seconda dello slancio e della disponibilità di tempo nei vari mesi: fino allo scorso autunno ho avuto abbastanza tempo per scrivere, mentre da quando lavoro la mole di post si è notevolmente ridotta, tanto che il mese scorso non ho avuto tempo di scrivere nemmeno un articolo. Peraltro anche l’attività parallela sul Platypus Review (dove finora ho scritto 10 post, 4 dei quali in collaborazione con almeno un altro autore dello staff) assorbe un bel po’ del mio tempo libero, ma sempre di divulgazione si tratta, quindi va bene così!
Ho cercato di parlare di un po’ di tutto, anche se ovviamente gli argomenti più spesso trattati sono quelli che interessano di più a me. La maggior parte dei post parlano quindi di libellule (7 su 8 post totali dedicati all’entomologia) e di licheni, anche se solo ora che sto tirando le somme mi accorgo di avere sorprendentemente accantonato i licheni veri e propri, dedicando loro soltanto dei post (4 in totale) in cui si parla più che altro di erbari e folklore; senz’altro mi rifarò in futuro, parlando il più possibile di licheni in natura. Sono 4 anche i post dedicati agli endemismi delle Orobie e altrettanti al difficile compito dell’essere un naturalista, anche se in effetti a queste ‘difficoltà’ è dedicato uno solo di questi post e gli altri sono più ‘comunicazioni di servizio’ (“mi presento”, “che bello, ho guidato un’escursione naturalistica” e “hey, guardate che scrivo anche su un altro blog, uno non mi bastava”).

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Le visualizzazioni:
quando un anno fa ho cominciato a scrivere e postare con convinzione, non mi aspettavo certo di avere un gran seguito; ho sempre scritto per il piacere di scrivere, e talvolta pensando a quei pochissimi che, come me, fissati magari su un argomento in particolare, avrebbero potuto apprezzare – sempre che ci si fossero imbattuti – piccole chicche come un racconto sulla chiocciola della Presolana, o un archivio delle più belle guide vintage ai fiori alpini, per dirne due a caso.
Sono quindi stato piacevolmente sorpreso dal relativo successo (parlando sempre in termini di un piccolo blog misconosciuto, chiaro che in confronto all’Orologiaio Miope o a Pikaia è un numero di visualizzazioni AHAHAHAH risibile) di alcuni post, in particolare di quello sulla percezione dei naturalisti, che tra le altre cose mi è costato un pomeriggio di perplessità e scottature sotto al sole – che mi sarei comunque preso. Intendiamoci: non è che non ci sperassi, infatti gli articoli nella cui diffusione speravo di più erano sempre un po’ più curati, per quanto essendo io strapignolo abbia sempre curato anche gli altri; ma è comunque una positiva sorpresa vedere che almeno qualcosa di quello che scrivi è godibile per il pubblico: riuscire ad interessare la gente alla scienza, soprattutto agli scampoli di scienza, non è mai stato un obiettivo facile, e purtroppo non siamo tutti Alberto Angela.
Invece ero piuttosto contrariato nel constatare il bassissimo numero di visualizzazioni dell’articolo sulle sparate sul lupo, unico appositamente e completamente scritto con l’obiettivo di una diffusione online; nei primi mesi è stato letto pochissimo, anche se è stato molto letto invece un paio di mesi fa, quando la lupofobia è tornata in auge in relazione alla proposta di abbattimento di tot lupi (follia sulla quale non ho ancora avuto tempo di scrivere nulla, ahimè).
Per buttare lì un po’ di numeri: in totale il blog in questo primo anno di attività ha totalizzato 9430 visualizzazioni per 6511 visitatori, il che significa che in media ogni visitatore ha effettuato 1.5 visualizzazioni. Il giorno con più visualizzazioni in assoluto è stato il 4 settembre 2015 con ben 1413 visualizzazioni, in pratica il 15% di quelle totali raggiunte finora. Anche questo grazie al post sulla percezione dei naturalisti, che è stato piuttosto ben condiviso sui social e apprezzato da diversi colleghi naturalisti a cui è capitato di trovarsi in situazioni analoghe, additati come personaggi strani da dei non-addetti-ai-lavori.
Gli articoli più letti sono – prevedibilmente – stati quelli più ‘sul pezzo’ e, come dicevo prima, un po’ più curati ed improntati alla divulgazione dura e pura: sparate sul lupo (2240), la percezione dei naturalisti (2031), l’invasione delle inquietanti libellule impazzite (864) e il tirannosauro di Schrödinger (444). Meno letti – altrettanto prevedibilmente – quelli più da ‘diario di un naturalista’, che comunque a me piace un sacco scrivere e che quindi continuerò a pubblicare.

Chi mi legge e da dove:
è curioso vedere come un certo numero di visualizzazioni siano arrivate non da condivisioni sui social, ma da ricerche su google, alcune delle quali compaiono sul pannello di amministrazione e, talvolta, fanno anche sorridere. Ecco quindi che sono approdate al mio blog persone che hanno googlato frasi come ‘link persone troppo impiccione facebook’, ‘vignette di curiosi e impiccioni’, ‘manuale degli svalvolati’ (così imparo a titolare il blog “Naturalisti Impiccioni”), ma anche frasi vagamente più scientifiche quali ‘la libellula cosa ci piace’, ‘ho visto una specie di libellula doppia’ (probabilmente ha visto una coppia in tandem). La maggior parte di frasi riguardavano lo sciame di Anax ephippiger comparso a Torino nell’agosto scorso: ben 37 frasi googlate che hanno portato al mio blog riguardavano quell’evento. Altre di queste frasi sulle prime mi hanno un po’ irritato, come ‘oltrepo lupo ripopolamenti ambientalisti’, ma se chi ha cercato è arrivato al mio blog e si è letto con attenzione i post sulla tematica che stava cercando in quell’occasione, forse lo scopo della divulgazione è stato raggiunto. Speriamo bene!
In qualche modo è anche interessante vedere come le visualizzazioni non provengano solamente dall’Italia, ma almeno in piccola parte anche da quasi tutte le altre nazioni europee e perfino da Stati Uniti, Canada, America latina, Cina, Australia e, con visualizzazioni singole, da una manciata di nazioni africane ed asiatiche delle quali nemmeno ricordavo i nomi (ma come caspita hanno trovato il blog?!?). Anche questo, direi, fa piacere!

Avanti tutta quindi per un nuovo anno nel quale spero di avere un po’ di tempo per completare alcuni articoli abbozzati da mesi e per scriverne di completamente nuovi sull’onda di qualche escursione od esperienza interessante raccontata più o meno in diretta.
E, ultimo ma decisamente non meno importante, grazie davvero a chi mi legge ed apprezza quello che legge!

 

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Una quindicina di anni fa, poco più che ragazzino, grazie a mio padre – al quale rompevo le scatole da anni per convincerlo a portarmici – potei finalmente visitare l’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino dell’Aprica, struttura ingegnosamente ideata dal dottor Bernardo Pedroni per avvicinare il grande pubblico alla fauna alpina in un ambiente controllato ma il più possibile simile a quello selvatico. Una sorta di parco-safari alpino, ma con l’intelligente aggiunta di una robusta didattica naturalistica.
Il piatto forte della struttura, per lo meno dal mio parzialissimo punto di vista, era una “area faunistica” – un eufemismo per indicare una vasta voliera che simula una porzione di ambiente naturale – che ospita quello che era il catalizzatore del mio interesse: una coppia di Galli cedroni allevata in cattività a scopo di studio, didattico ed eventualmente di ripopolamento (per la serie: prendere due galli con una fava).
Il dottor Pedroni si dimostrò un divulgatore competente e gentilissimo, invitandoci ad un tour personalizzato di tutta l’area in un giorno di chiusura alle visite guidate regolari, permettendomi così di godermi più di tutto la permanenza presso l’enorme voliera dei cedroni, dove il maschio, fin troppo desideroso di difendere il territorio dagli intrusi bipedi, fece gli onori di casa soffiandoci contro e arrivando fino alla rete per intimidirci meglio.

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Il gallo cedrone dell’Osservatorio Eco-Faunistico Alpino.
Dai, a tredici anni e con una macchina fotografica analogica, come si poteva pretendere che un soggetto in movimento non mi venisse mosso…

In natura, il gallo cedrone non è così abituato alla presenza di esseri umani nel suo ambiente, e di conseguenza si dimostra molto più schivo ed attento ad evitare l’uomo, anche nel periodo degli amori, quando le parate di corteggiamento dei maschi – che competono per le femmine con canti, balletti e talvolta vere e proprie azzuffate – li rendono un po’ meno attenti ai pericoli. Nonostante tutto l’ardire tipico della situazione, un gallo in parata si insospettisce e si dà alla fuga appena avverte il minimo scricchiolìo o movimento sospetto; innamorato sì, ma completamente fesso a causa di quello no (…dovremmo tutti imparare dal gallo cedrone…).

Ma siccome in natura le generalizzazioni hanno sempre le loro eccezioni, ecco che talvolta la storia è un po’ diversa, e può capitare di imbattersi in galli “matti”, cioè in esemplari che, presi dalla fregola, gettano alle ortiche la sensatissima paura dell’uomo arrivando ad attaccarlo anziché rifuggirlo.
Già il Brehm, nell’immortale “Tierleben“, dava notizia di un gallo cedrone che “eccitava l’attenzione universale collocandosi presso una via frequentata e tenendovi un contegno con il quale pareva provocare tutti i passeggeri; lungi dal fuggirli, egli li accostava, li inseguiva, li beccava, scuoteva fortemente le ali ed era pressoché impossibile allontanarlo” [1].
La gamma di comportamenti anomali sciorinati da questi individui “matti” spazia dalla semplice eccessiva confidenza verso l’uomo [video] fino ad autentiche aggressioni con beccate e colpi d’ala [video, video, video, video] e addirittura a veri e propri tentativi di accoppiamento con la testa del malcapitato bipede [video, reportage fotografico]. Generalmente però, come potete facilmente constatare dai video linkati, al contatto fisico si arriva solamente quando il bipede coinvolto è carente di buon senso e, vuoi per amore della scienza vuoi per fare il figo, si avvicina eccessivamente.

La spiegazione di questi comportamenti anomali, o aberranti, è stata ricercata dapprima negli squilibri ormonali: è stato infatti dimostrato che il livello di testosterone nei maschi “matti” è di varie volte (fino a 5) superiore rispetto a quello misurato nei maschi normali [2]. Questo eccesso di testosterone potrebbe essere ereditario, oppure svilupparsi perché l’attività non riesce a “scaricare” completamente l’animale (overflow activity) o a causa di ripetuti e frequenti contatti con l’uomo; gli autori della ricerca [2] ritengono improbabili le ultime due ipotesi e più verosimile la prima.
Ma le cose non sono così semplici. Esistono anche delle femmine “matte”, che però non aggrediscono l’uomo, ma si limitano ad avvicinarglisi e a porsi in posizione di copula. Considerando che la reazione dei maschi all’incontro con l’uomo è quella di sfida, appare chiaro che i “matti” di entrambi i sessi si comportano nei confronti dell’uomo esattamente come si comporterebbero se stessero avendo a che fare con un conspecifico maschio. Entra quindi in gioco un’ulteriore considerazione che potrebbe essere una concausa del comportamento aberrante, indipendente dall’eccesso di testosterone: un errato imprinting sessuale. I pulcini di gallo cedrone vengono allevati solamente dalla madre, e hanno quindi generalmente un corretto imprinting nel riconoscere la femmina; ma questo non è così scontato per quanto riguarda il maschio, che viene riconosciuto istintivamente. Se c’è qualche falla in questo riconoscimento istintivo, ecco che da adulti questi galli e galline possono presentare le aberrazioni comportamentali delle quali stiamo disquisendo.
Le cose si complicano ulteriormente perché un’indisponibilità di maschi adulti, generalmente manifesta in aree dove la specie è in rarefazione e ha quindi delle densità di popolazione molto basse, dovrebbe ovviamente rendere ancora più difficile questo imprinting sessuale: se non incontro mai maschi adulti della mia specie, come posso riconoscerli correttamente? Finisce che li confondo con altro.
E se pensiamo che il gallo cedrone è in forte rarefazione in buona parte dell’Europa, a causa di diversi fattori tra i quali la perdita e/o la frammentazione dell’habitat, ci appare chiaro come questo fenomeno abbia buone probabilità di diventare ancora più comune. Una sovrabbondanza di galli “matti” è quindi verosimilmente anche un indicatore di rarefazione della specie.

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In ogni caso, questi episodi sono più frequentemente registrati nelle zone dove la specie è presente con buona consistenza e più rari dove il cedrone è una rara avis; la maggior parte dei video in rete che mostrano dei hullumetso [3] sono stati realizzati in Scandinavia, terra notoriamente ricca di Tetraonidi. Ciononostante, anche nella cronaca italiana degli ultimi anni si sono affacciati diversi casi di galli “matti” che hanno monopolizzato, loro malgrado, l’attenzione dei frequentatori della montagna, soprattutto di quelli che non tengono il fucile sotto naftalina nei periodi di caccia vietata [4]. Ricordo in particolare quello della Valle Aurina (2002) [qui], quello del Parco della Lessinia (2009-2011) [qui, qui] e, nella zona delle Pale di San Martino, appena l’inverno scorso, “Willy” [qui, qui, qui]; mentre sui Pirenei, nel 2008, faceva parlare di sè “Mansin” [qui, qui], praticamente adottato dalla popolazione del posto ma finito poi tristemente tra le fauci di un cane [qui].

Con un’ironia che generalmente non si ritrova negli aridi comunicati scientifici pubblicati sulle riviste specializzate, Milonoff et al. [2] facevano notare che “in precedenza, i Galli Cedroni matti avevano più probabilità rispetto ad oggi di finire in pentola e, quindi, di non venire segnalati“. E tra quell’articolo ed oggi, nell’era della tecnologia, è vertiginosamente aumentata la possibilità per stranezze come questa di venire facilmente catturate dalla fotocamera di un cellulare o di un fotoamatore e fare il giro del mondo sulle ali di internet in men che non si dica, come dimostrano i video di cui sopra; pertanto, la casistica a disposizione anche dei non esperti è in un certo modo lievitata negli ultimi anni, passando da una chicca per ornitologi da segnalare su qualche bollettino naturalistico, ad una vera e propria manciata di minuti di intrattenimento (tanto per fare un esempio popolare, un video che aveva per protagonista un cedrone “matto” è stato passato più volte, nel corso degli anni, nelle repliche di Paperissima). Quindi è possibile che anche in passato ci fossero tutti questi galli un po’ troppo su di giri, ma che pochi ne avessero cognizione. Chissà.

Peccato però che, in conseguenza di questa maggiore diffusione, troppi “non addetti ai lavori” si convincano che tutti i cedroni siano “cattivissimi” (come ebbi modo di sentir dire da una visitatrice del famoso Osservatorio per niente esperta delle abitudini dei Tetraonidi) e che aggrediscano i passanti d’abitudine, e quella che è una aneddotica eccezione viene ritenuta la consuetudine.

Meglio evitare di scadere commentando l’inopportunità di certi scriteriati che preferiscono restare a rompere le scatole a un cedrone infuriato facendosi prendere a beccate anziché alzare i tacchi e tornare da dove se ne sono venuti (vedi i soliti video di cui sopra). Anche Sir Attenborough si è beccato la sua dose di cedrone in picco ormonale, ma c’è un po’ di differenza tra chi sa cos’è e come si comporta e chi invece ci si imbatte ignorando come comportarcisi. Perché poi ovviamente non mancano i deficienti (quelli, chissà perché, non mancano mai) che anziché fare dietro-front, o al massimo restare a prendersi qualche colpo d’ala nel fare un video col cellulare, preferiscono accoppare a randellate i gallinacci rei di turbare la pubblica quiete. Chi se ne importa se è una specie protetta e gravemente minacciata, mi ha dato una beccata e quindi gli spappolo il cranio a bastonate. Questo, naturalmente, accade qui in Italia e non in Scandinavia o sulle Alpi germanofone, dove la gente ha un pochino più di rispetto per la natura in generale (là però c’è la caccia al canto [5], ma è un altro paio di maniche).
Se un escursionista deficiente accoppa un gallo cedrone per una beccata, noi che proviamo ad occuparci di conservazione e sensibilizzazione del grande pubblico come pensiamo di poter convincere la gente a non schiacciare la testa ai serpenti, o a non prendersela con gli orsi quando fanno gli orsi, o a non aver paura dei lupi solo sulla base dell’autorevolissima opinione dei fratelli Grimm in materia?

Tanta gente dovrebbe riflettere un po’ meglio sul ruolo dell’uomo nella natura. Perché il punto è che la “follia silvestre” del titolo non è quella di un gallo cedrone con troppo testosterone in circolo che prende a beccate i passanti, ma quella di chi frequenta i boschi e la montagna con l’ignoranza e l’arroganza di credersi il padrone di tutto.


*** Note ***

[1] Il passo è citato come riportato da: Ladini F., 1987, Il gallo cedrone, Tassotti Editore, Bassano del Grappa, 94 pp.
Un altro passo a tema tratto direttamente dal Tierleben, che potete trovare integralmente qui, recita testualmente: “Die ungewöhnliche Aufregung, in der sich der Vogel während der Balz befindet, läßt es einigermaßen erklärlich erscheinen, daß er zuweilen die unglaublichsten Tollheiten begeht. So berichtet Wildungen von einem Auerhahn, der sich plötzlich auf sägende Holzmacher stürzte, sie mit den Flügeln schlug, nach ihnen biß und sich kaum vertreiben ließ. Ein anderer flog, nach Angabe desselben Schriftstellers, sogar auf das Feld heraus, stellte sich den Pferden eines Ackersmannes in den Weg und machte diese scheu; ein dritter nahm jedermann an, der sich seinem Standort näherte, versuchte sogar mit den Pferden der Forstleute anzubinden“. Se volete provate a tradurlo voi, io non so bene il tedesco e il translator online mi ha trollato spudoratamente.

[2] Milonoff M., Hissa R. & Silverin B., 1992, The abnormal conduct of Capercaillie Tetrao urogallus, Hormones and Behavior 26: 556-567.
Frase originale tradotta nell’articolo: “previously, deviant Capercaillies were more likely than today to end up in a casserole and, thus, to go unreported“.

Ulteriore bibliografia scientifica sui galli “matti”:

Hoglund N.H. & Porkert J., 1992, Possible causes for abnormal behaviour in Capercaillie Tetrao urogallus L., Zeitschrift für Jagdwissenschaft 38 (3): 165-170.

Menoni E., Clemente M., Chasseriaud G., Camou L. & Berducou C., 2011, Ensignements écologiques et éthologiques tirés du comportement anormal d’un Grand Tétras Tetrao urogallus en Vallée d’Aspe (Pyrénées Atlantiques), Alauda 79 (3): 199-206.

[3] Letteralmente “Gallo Cedrone pazzo” in finlandese.

[4] Non perdo nemmeno tempo a puntualizzare nei dovuti modi che l’uccisione del Gallo Cedrone, specie rarissima in Italia e protetta da una manciata di direttive e leggi diverse, in Italia è vietata anche nel periodo di caccia, visto che a certi individui che sparano a tutto quello che si muove e in ogni periodo dell’anno non basta certo che lo scriva io su un blog, per farglielo entrare nella zucca.

[5] La caccia al canto (o “al balz”), diffusa sia sulle Alpi germanofone che nel Grande Nord, consiste nell’avvicinare il cedrone in canto durante la strofa che lo rende momentaneamente sordo e cieco (a causa della contrazione di un muscolo che comprime il canale uditivo e dello slittamento della membrana nittitante davanti all’occhio, che avvengono contemporaneamente) per poi impallinarlo; più ti riesci ad avvicinare (senza farlo scappare) prima di sparargli, più sei figo, per modo di dire ovviamente. Pensate quello che vi pare, ma io la trovo una pratica tutt’altro che “sportiva”, come invece la definiscono loro.

 

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