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Archive for settembre 2015

Si sente spesso dire che le migliori guide da campo sono quelle corredate da disegni (se fatti bene, ovviamente), piuttosto che quelle fotografiche, ed è una visione sulla quale mi trovo d’accordissimo. I motivi principali sono che (1) i disegni possono raffigurare meglio particolari importanti che magari sulle foto si notano poco, (2) un disegno può riassumere le caratteristiche tipiche di una specie meglio di foto di singoli individui che magari al momento in cui sono stati fotografati non le presentano tutte bene evidenti (‘la foto rappresenta un individuo, il disegno rappresenta la specie’), e (3) le tavole disegnate consentono generalmente di riportare meglio eventuali dettagli utili separati dalla figura principale. (Comunque, su questo argomento tornerò molto presto in un altro post).

Con questa prima recensione su “Naturalisti Impiccioni” intendo presentare una guida da campo che, a mio parere, rappresenta la classica ‘eccezione che conferma la regola’: si tratta infatti di un manuale sì illustrato da fotografie, ma in modo così completo da risultare bello ed utile quanto uno illustrato da buone tavole disegnate.

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Odonati d’Italia – guida al riconoscimento e allo studio di Libellule e Damigelle” è, come da titolo, una nuovissima guida da campo per l’identificazione degli Odonati italiani. Gli autori (Carlo Galliani, Roberto Scherini, Alida Piglia) sono tre appassionati entomologi e capaci fotografi che ormai da anni si sono specializzati nell’osservazione delle Libellule, che inseguono per tutta l’Italia, riuscendo a trovare anche le specie più rare. La loro attività, oltre che condotta in modo serio ed appassionato, è anche attenta all’ambiente e completamente rispettosa degli oggetti del loro interesse: non sono entomologi collezionisti, ma, come tanti altri appassionati, si limitano ad osservare e fotografare le specie nel loro ambiente naturale, tra l’altro con ottimi risultati.

La prima edizione dell’opera, pubblicata la scorsa primavera, è andata a ruba in pochi mesi, tanto che è stata presto ristampata una seconda edizione, che è già disponibile dall’inizio di questo mese. Il punto forte della guida, oltre ai testi chiari e concisi, sono ovviamente le moltissime fotografie, attentamente selezionate per unire alla bellezza dell’immagine nel suo complesso quell’efficacia didascalica indispensabile per una buona guida da campo; sono tutte realizzate da abili fotografi (principalmente dagli autori, ma, in piccola parte, anche da una dozzina di altri appassionati che hanno volentieri contribuito alla buona riuscita del libro), e non presentano solamente una visione d’insieme degli animali, ma, dove occorre, anche zoom su particolari utili all’identificazione. Ai testi e alle foto si affiancano piccole mappe che indicano la distribuzione regionale delle specie, mentre in capo al volume un’introduzione breve ma completa, particolarmente apprezzabile per i neofiti, introduce il lettore alla biologia degli Odonati. In sintesi, tutto un insieme di caratteristiche che ne fa un manuale senza dubbio all’altezza delle guide corredate da disegni, il cui comodo formato tascabile (21 x 14,5 cm) è la proverbiale ciliegina sulla torta.

Consideriamo infine che attualmente questa è la più completa guida da campo fotografica sugli Odonati utilizzabile nel nostro contesto zoogeografico, e soprattutto che è l’unica esistente pensata e realizzata in un’ottica esclusivamente italiana, ovverosia da italiani e per il territorio italiano. Quindi non solo una signora guida, ma anche una chicca per ora unica nel suo genere.

Il mio piccolissimo contributo all’opera è stato il disegno di alcuni schemi morfo-anatomici che nel capitolo introduttivo illustrano la terminologia ‘tecnica’ utilizzata in seguito nelle schede delle specie.

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Schemi morfo-anatomici delle larve di Zigottero (sinistra) e Anisottero (destra).

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Schemi morfo-anatomici degli insetti adulti (“immagini”) di Zigottero (sinistra) e Anisottero (destra).

Odonati d’Italia – guida al riconoscimento e allo studio di Libellule e Damigelle
di Carlo Galliani, Roberto Scherini & Alida Piglia
Edizioni Liberia della Natura, Milano, 222 pagine

Links
Qualche pagina del libro in anteprima
Carlo Galliani – sito e pagina facebook
Roberto Scherini – sito e pagina facebook

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Prendete un tizio vestito da trekking con colori mimetici munito di cappello a tesa larga e retino e piazzatelo a margine di una pozza di abbeverata del bestiame piuttosto ampia posizionata a lato del sentiero più frequentato dell’Altopiano nell’unica domenica soleggiata di agosto. Voilà: avrete [involontariamente] confezionato un esperimento sociale su come la gente percepisce i naturalisti intenti nel lavoro di campo. In questo particolare caso, il sottoscritto [sempre involontariamente, almeno all’inizio] è servito sia da osservatore che da cavia per l’esperimento.

La curiosità è, dopotutto, innata nell’animale uomo. Poi può essere accompagnata da sentimenti ed atteggiamenti diversi da persona a persona, ma di base c’è. Un elemento insolito come un naturalista con tanto di retino, di conseguenza, porta immancabilmente i passanti a domandarsi ‘che cosa stia facendo quel tizio’. Questa esperienza può valere come esempio di quello che tanti entomologi, naturalisti e appassionati sentono dire al loro indirizzo quando sono intenti in attività di campo ‘insolite’ per il grande pubblico.

Una precisazione che mi preme fare: non sono un collezionista – né un ciarlatano, il dodecalogo del dragonflywatcher che ho proposto sono io il primo a rispettarlo, se no che razza di persona sarei – né un entomologo professionista che può necessitare di esemplari di riferimento: il retino mi serve per catturare TEMPORANEAMENTE e SOLO SE VERAMENTE NECESSARIO esemplari particolarmente problematici da identificare in movimento; cattura-identificazione-rilascio, niente di più.

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Ecco come si presentava l’osservatore/cavia [foto scattata altrove ma col medesimo outfit da lavoro di campo; si ringrazia G. Rancati]

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Cosa stavo veramente facendo: ovviamente stavo osservando libellule! Il retino, come già specificato, mi serve nei rari casi in cui abbia necessità di osservare una libellula in mano per poterla identificare correttamente. Non ho sempre tenuto in mano il retino, ma comunque l’ho sempre lasciato ben visibile. Quando non avevo in mano quello, stavo scattando fotografie o facendo filmati con la macchina fotografica (a volte in posizioni assurde, lo ammetto, ma senza il treppiede è dura…).

‘Indizi’ per i passanti: era sempre piuttosto evidente che fossi concentrato sulle libellule, e quello che avevo con me era evidentemente un retino entomologico e non da pesca o altro.

Effetto dell’osservatore: per non interferire con la spontaneità delle reazioni dei passanti, che era ciò che mi interessava indagare, sono intervenuto per spiegare cosa stavo facendo solamente quando espressamente esortato da domande dirette.

Target dell’osservazione: sono stati considerati solamente gruppi di persone (composti da un minimo di 2 persone, fino ad un massimo di 8 nel caso del gruppo più numeroso), escludendo i passanti solitari. Questo naturalmente per una motivazione operativa: per quanto il mio udito possa essere buono, la capacità di leggere nel pensiero per ora mi manca, ed è improbabile che una persona che passa da sola esprima ipotesi ad alta voce se non rivolta direttamente a me (in caso contrario, sarebbe l’inconfutabile dimostrazione che tra i due presenti il folle non è quello con cappellaccio e retino entomologico che fissa la pozza!).

Raccolta dei dati: aguzzando le orecchie, e grazie anche al vento a favore, ho sentito quello che i vari passanti ipotizzavano sulla mia attività; le eventuali occhiatacce sospettose sono state verificate sbirciando discretamente (gran bella invenzione gli occhiali da sole). Sono intese come ‘occhiatacce sospettose’ solamente gli sguardi prolungati e accigliati (tipo vecchi seduti al bar della piazza che squadrano male un passante sconosciuto, per intenderci), mentre sguardi veloci e poco interessati, o non accompagnati da espressioni ostili, sono stati considerati ‘indifferenti’.

Orario: dalle 10.30 alle 12.00 e dalle 15.00 alle 17.30 (i momenti della giornata in cui la località è più frequentata, e il ‘bello’ è che non è stato intenzionale ma casuale – le ore centrali delle giornate di bel tempo sono le migliori per osservare le libellule).

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Il ‘sito di studio’; tratteggiati in bianco, i due sentieri che costeggiano la pozza, che si uniscono nel punto dal quale è stata scattata la foto per poi diramarsi di nuovo in altre due direzioni.

Risultati

Questi i commenti e le reazioni che ho potuto cogliere nei vari gruppi di passanti, raggruppabili e raggruppati in 5 categorie. In ordine dalla più sgradevole alla più soddisfacente, abbiamo:

1 perculamento, consistente in battute sciocche e risatine, e se non ho capito male anche in un dubbio sulla mia sanità mentale;

4 occhiate sospettose senza commenti, o per lo meno senza commenti espressi ad alta voce;

5 “pesca” (di cui 2 certi, “sta pescando”, e 3 ipotetici, “starà pescando”/”credo stia pescando”);

4 indifferenti (o forse solo abbastanza discreti da fare ipotesi a voce bassa);

2 domande interessate sull’attività che stessi svolgendo (in entrambi i casi accompagnata dall’ipotesi di almeno un elemento del gruppo che stessi osservando/studiando ‘girini’).

In 5 di questi gruppi (1 ‘domande’, 3 ‘indifferenti’, 1 ‘occhiata sospettosa’) almeno una persona ha autonomamente notato la presenza delle grosse libellule (i maschi di Aeshna juncea) che svolazzavano un po’ dappertutto sopra la pozza e il prato (curioso come tutti, appassionati e osservatori occasionali, siamo istintivamente d’accordo a paragonarle a degli ‘elicotteri’). Anche il secondo gruppo ‘domande’ ha notato le libellule, ma prendendole in considerazione solo dopo aver ipotizzato che stessi osservando quelle.

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Eccovi anche un bel grafico, così, giusto per spezzare un po’ la muraglia di testo.

Considerazioni

Può essere una casualità, ma ho notato che, almeno in questo caso, i perculamenti ‘aperti’ sono arrivati solo da giovinastri, a occhio miei coetanei o poco più giovani. Indifferenza e sospetto spaziavano da trentenni-quarantenni a persone intorno alla sessantina (o forse anche più anziane), idem i “pesca”. Mentre i due gruppi di interessati erano composti da persone tra la cinquantina e la sessantina.

Che sia tristemente vero quel che si dice populisticamente dei giovani d’oggi? Non mi piace mai fare di ogni erba un fascio, anche perchè io ed altri miei coetanei le abbiamo delle velleità naturalistiche; ma siamo per caso solo un’eccezione a quella che ormai sembra la consuetudine dell’avere dei giovani cafoni e pecoroni, che pensano esclusivamente a videogiochi, alcool e quell’altra cosa che in fascia protetta non si può nominare, senza pensare che oltre a quello ci possa essere anche altro e che chi ha qualche interesse diverso dalla massa è uno svalvolato da guardare storto o sfottere? Spero proprio di no. Di giovani che hanno anche interessi diversi oltre a quelli più comuni – e non intendo solo interessi naturalistici – ce ne sono, quindi spero di poter essere ottimista.

Da notare anche che chi si è fermato a chiedere aveva già una sua certa dose di sensibilità naturalistica. Tra ‘prende pesci’ e ‘prende girini’ c’è una bella differenza: in quelle pozze di pesci non ce ne sono (ed è impossibile che ce ne siano, dato il regime irregolare dell’acqua delle pozze d’alpeggio; se immessi a scopo di pesca non vi sopravviverebbero a lungo, quindi nessuno sarebbe così idiota da immetterceli), mentre i girini abbondano; ma per notarlo bisogna averci guardato, e per guardare lì dentro (le pozze d’alpeggio non hanno esattamente un aspetto ‘invitante’…) almeno uno scampolo di amore o conoscenza della natura bisogna avercelo.

Non escluderei neanche che tra gli ‘indifferenti’ ci fossero altre persone con un’infarinatura di scienze naturali, magari anche positivamente curiose verso la mia attività, che però può darsi non mi abbiano interpellato direttamente per non disturbarmi, o per timidezza. In uno di questi gruppi c’era una signora che si è avvicinata all’acqua per fare una foto con il cellulare, non ho visto a cosa ma penso a una libellula, visto che poco prima le aveva notate; ho sentito anche che ha detto qualcosa tipo “speriamo che non ci siano bisce”, che magari qualcuno giudicherebbe negativo, ma a me è sembrato positivo: la signora sa che negli stagni ci possono essere bisce d’acqua, e soprattutto non ha usato quel generico ‘vipere’ che invece i naturalisticamente-ignoranti appioppano di solito a tutto ciò che striscia. Son piccole cose, ma in un Paese dove ogni estate i giornali riportano notizie di ‘vipere lunghe 2 metri’ uccise a bastonate da eroici contadini, son cose che contano.

Infine un’esortazione: se incontrate qualcuno che si gingilla con un retino entomologico o fotografa qualcosa di ‘naturalistico’, e siete curiosi di sapere cosa stia facendo, chiedete. Tutti gli appassionati di libellule che conosco sarebbero ben felici di scambiare due parole per spiegare la loro passione; e il discorso è estensibile a tante altre branche delle Scienze Naturali che nella parte di campo possono risultare bizzarre a chi non è pratico. Per quanto mi riguarda, può anche darsi che non abbia un aspetto accomodante (ho una certa stazza, parlando di statura, e probabilmente la barba mi dà un’aria un po’ da montanaro scorbutico), ma se qualcuno si prende la briga di chiedermi cosa sto facendo, mi fa solo che piacere – come hanno potuto verificare quelli che mi hanno interpellato. L’unico rischio è che una volta avviato non la smetta più di parlare di libellule e altre bestie varie, ma quella è un’altra storia…

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Maschio di Aeshna juncea, uno dei miei elicotteriformi collaboratori [involontari] in questa esperienza.

FRIN [*]

Ovviamente il campione statistico qui considerato è irrisorio. Bisognerebbe ripetere l’esperienza un gran numero volte, e possibilmente anche in ambienti più accessibili: i maleducati che vanno in montagna, per quanto il sentiero sia facile, sono pochi, e viceversa ‘in mezzo alla natura’ è più probabile incontrare persone con una certa sensibilità ambientale. In soldoni, temo fortemente che in questo singolo esperimento la percentuale di stupidotti irrispettosi sia stata sottostimata e quella di persone interessate sovrastimata. Ma forse sono pessimista io…

Poscritto

Questo report non va inteso come una sorta di ‘candid camera’ pseudoscientifica preparata ad hoc. L’idea mi è balenata in mente sul momento (forse sono davvero un po’ fuori), quando ero un po’ scocciato dopo il terzo ‘sta pescando’. Fortuna che poi, verso la fine del pomeriggio, sono arrivati prima uno e poi l’altro gruppo di persone interessate; probabilmente non leggeranno mai questo post, ma comunque li ringrazio per avermi un po’ rincuorato.

* Nota *

[*] FRIN: Further Research Is Needed, c’è bisogno di ulteriori studi. Acronimo che indica l’irritante modo in cui si concludono la maggior parte degli articoli scientifici: sarebbero necessarie ulteriori ricerche per meglio chiarire…bla bla bla.

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